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PERCORSO RIABILITATIVO INTENSIVO

La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che interessa principalmente i nuclei della base e la cui incidenza è in costante crescita nei paesi occidentali. Si sta inoltre verificando una progressiva riduzione dell’età  media di insorgenza della malattia che interessa in maniera sempre più frequente fasce di età  di soggetti ancora lavorativamente attivi. La terapia farmacologia ha cambiato in questi anni l’aspettativa di vita dei pazienti parkinsoniani che adesso è solo di poco inferiore a quella della popolazione generale. Purtroppo quello che la terapia farmacologia non è riuscito a modificare  la qualità  di vita dei pazienti parkinsoniani, al momento una delle peggiori tra quelle dei pazienti affetti da malattie neurologiche.

La scarsa incidenza della terapia farmacologica sulla qualità  di vita dei pazienti parkinsoniani è da correlare alla tipologia di farmaci a disposizione. Si tratta infatti di farmaci che agiscono solo sulla via di trasmissione dopaminergica, che pur essendo la più compromessa nella malattia di Parkinson, non è tuttavia l’unica ad essere interessata. Infatti i pazienti parkinsoniani presentano un’alterazione anche della via colinergica e noradrenergica oltre al coinvolgimento di importanti altre strutture anatomiche come il cervelletto e il lobo frontale. Quale è la conseguenza di tutto ciò? Che alcuni sintomi quali le alterazioni del cammino, i disturbi dell’equilibrio e della postura non rispondono alla terapia farmacologica a disposizione e portano quindi ad un rapido scadimento delle condizioni di vita del paziente. Inoltre il progressivo aumento dei farmaci che viene generalmente effettuato per cercare di contrastare il peggioramento clinico, oltre a non determinare alcun beneficio, è responsabile dello sviluppo di ulteriori sintomi quali le discinesie e il freezing della marcia. I farmaci in questi casi oltre ad essere inefficaci possono risultare anche dannosi.

La conseguenza di tutto è la necessità  dei pazienti di ricorrere a cure molto costose quali l’impianto di uno stimolatore cerebrale a carico del nucleo subtalamico del Louys o l’impianto di una PEG per la somministrazione di duodopa. Anche questi sistemi presentano però importanti effetti collaterali o complicanze (emorragia cerebrale, infezione dell’impianto, polineuropatie mortali) e quindi vanno riservati a casi molto selezionati.

La riabilitazione dal 1950 si è proposta come alternativa terapeutica.

Il Prof. Frazzitta ha sviluppato presso l’Ospedale Moriggia Pelascini un percorso riabilitativo intensivo rivolto principalmente a pazienti che presentano tutti quei disturbi che non rispondono alla terapia farmacologia: disturbi della marcia, di  freezing del cammino, disturbi della postura, disturbi dell’equilibrio con episodi di caduta a terra, discinesie e distonie.

Il percorso di tipo multidisciplinare prevede l’intervento di neurologi, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti, neuropsicologi e infermieri al fine di affrontare al meglio le diverse problematiche legate a questa diffusa malattia neurodegenerativa. In particolare il percorso prevede un’ora di trattamento front-to-front con fisioterapisti esperti allo scopo di migliorare la funzionalità  corporea e le prestazioni motorie; un’ora di trattamento con le più moderne e specifiche apparecchiature per la riabilitazione; infine una terza ora di trattamento con esercizi per migliorare la funzionalità  delle mani e l’autonomia nelle attività  quotidiane. Inoltre i pazienti con disturbi del linguaggio e della deglutizione seguono un percorso di tipo riabilitativo-logopedico di gruppo. Un percorso riabilitativo individualizzato viene invece utilizzato per i pazienti con parkinsonismi (atrofia multisistemica e paralisi sopranucleare progressiva).

Il protocollo è stato sperimentato su una popolazione di pazienti in stadio intermedio di malattia di Parkinson e si è scelto un parametro di valutazione oggettivo dato dal consumo energetico. I pazienti al termine del trattamento riabilitativo oltre a presentare un significativo miglioramento clinico presentano anche una ottimizzazione del consumo calorico, indice di un miglioramento oggettivo della attivazione muscolare su base centrale.

Un follow-up di 12 mesi (il primo ad essere mai stato progettato) confrontando un gruppo di pazienti in stadio intermedio di malattia che effettuava il trattamento riabilitativo intensivo e un gruppo che invece non faceva riabilitazione ha dimostrato che vi  è  una significativa differenza nei parametri di valutazione clinica a tutto vantaggio del gruppo riabilitato. Inoltre, dato ancora più interessante, il gruppo sottoposto a riabilitazione aveva potuto ridurre il dosaggio farmacologico assunto, mentre il gruppo di controllo aveva avuto necessità  di aumentare ulteriormente la quantità  di farmaco assunta senza alcun beneficio.

 

 

Dott. Frazzitta

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